giovedì 4 dicembre 2008

Intervista a Dennis Verdini

"Forza Italia confluisce nel Pdl, non si scioglie. L’anima di Forza Italia e’ quello che rappresenta la rivoluzione berlusconiana che dal ’94 ha cambiato un po’ questo Paese". Lo ha affermato Denis Verdini, coordinatore nazionale di Forza Italia, intervistato da Maurizio Belpietro durante la trasmissione ’Panorama del giorno’.

“Quello che portera’ Forza Italia nel Pdl e’ un processo lungo, difficile, unico nella storia del Paese. Pero’ dipende dal risultato del 13 aprile. Gli elettori hanno riconosciuto con grande forza la tendenza bipartitica del Paese, perche’ il 70 per cento ha votato il 38 per il Pdl e il 32 per il Pd. Hanno chiesto quindi la semplificazione della politica, un chiarimento, una modernizzazione del Paese facendo riferimento alle grandi democrazie occidentali".
Quanto alle "resistenze nei due partiti principali, Forza Italia e An", Verdini ha osservato che "e’ un po’ una storia comune nella storia dei partiti. Gli elettori per la prima volta hanno indicato questo simbolo, creato da Berlusconi, con l’adesione dei partiti ancora partiti cioe’ Alleanza nazionale, Forza Italia e gli altri piccoli che hanno aderito al Pdl. Gli elettori naturalmente hanno una forza straordinaria nell’innovazione della politica, poi ci sono le classi dirigenti che abitualmente gestiscono il consenso ricevuto. In Italia l’introduzione di una leadership carismatica, forte come quella di Berlusconi, ha portato a questa innovazione che ha condizionato anche gli altri partiti, nei nomi e nei simboli".
All’interno di Forza Italia e Alleanza nazionale, non ci sono problemi a livello nazionale di partito perche’ stiamo lavorando gomito a gomito con Ignazio la Russa e con gli altri dirigenti per risolvere i problemi, che naturalmente esistono. Quale restera’ dei due coordinatori?" ha domandato Belpietro: "Questo verra’ deciso. C’e’ una Commissione statutaria, ci sara’ un congresso a meta’ marzo e li’ sara’ deciso.

Secondo Verdini una democrazia moderna si esprime con due partiti principali, Pdl da una parte e Pd dall’altra: "Se si guardano le grandi democrazie occidentali, gli Stati Uniti, la Spagna, la Francia, la Germania, l’Inghilterra, con leggi elettorali diverse fra loro e diversa dalla nostra tendono tutte a un bipartitismo che e’ semplificazione perche’ la modernita’ sta nell’alternanza. Il 13 aprile e’ il punto di svolta perche’ mai nella storia dei partiti due piu’ due fa quattro, invece in quel caso il Pdl ha fatto quattro, anzi 4 virgola qualcosa e l’area di riferimento del Pdl e’ talmente vasta che noi possiamo puntare al 50 per cento del Paese. Qualche giorno fa, quattro istituti hanno fatto dei sondaggi che alle elezioni europee ci danno in media al 47 per cento".
1/12/2008

1 commento:

luca cipriani ha detto...

La linea del bipartitismo è finalmente tracciata e non si torna indietro. Sarà interessante vedere quel che farà l'UDC, anche alla luce della scelta di Pionati che si è stufato di una posizione ambigua. Probabilmente coloro che hanno votato Casini si domandano perchè l'hanno fatto, dato che non è chiaro il ruolo che l'UDC ricopre nel Parlamento. Certo è anche fisiologico che si perda smalto e visibilità di fornte ai colossi PDL e PD, ma basterebbe un segnale chiaro per dare un senso al percorso. Verdini ha già più volte ribadito che aspetta l'UDC a braccia aperte, qualche esponente nazionale di AN ha espresso dei malumori...vedremo.
La cosa davvero importante sarebbe fare un briciolo di sforzo nella direzione indicata da Pelanda a Montecatini e da Fini sulle pagine del Corriere.
Pelanda a Montecatini ha riproposto il tema della (chiamiamola così) carenza di democrazia in FI in questi anni, e ha dato questa lettura: nel 94 Berlusconi ha offerto all'elettorato di centro e di destra il suo carisma in cambio di una leadership assoluta e non discutibile. Oggi, ha detto Pelanda, con la nascita del PDL dobbiamo necessariamente essere nella coda di questo fenomeno, altrimenti diventerà intollerabile non solo per chi si fa un mazzo tanto ai vari livelli, ma anche per la massa dell'elettorato.
Ha ragione.
Fini ha poi ribadito il concetto con l'accenno al problema del cesarismo nel nascente PDL.
Ora, tutti sappiamo che nel breve periodo non saranno possibili grossi stravolgimenti verso una partecipazione reale al partito. Ma credo tutti dovremo spingere perchè un percorso verso una maggiore democrazia all'interno del PDL venga prima o poi intrapreso. Se non lo faremo il giochino forse funzionerà lo stesso, ma non avremo mai quel salto di qualità necessario per far sì che i vari candidati siano la migliore espressione possibile della società che vanno a rappresentare.
Le idee ed i principi di fondo migliori li abbiamo già...cerchiamo di esprimere il meglio in assoluto...e prima o poi li mandiamo a casa anche a Pistoia.